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MILLE VITI A MILLE METRI MILLE VITI A MILLE METRI
Mille viti a mille metri: è questo lo slogan con cui la Comunità Montana Alta Valle Susa vuole rilanciare la viticoltura d’alta quota, quella definita eroica. Un progetto ambizioso che porta in sé un forte valore simbolico. L’Assessore all’Agricoltura e Ambiente Cesare Olivero Pistoletto presenta questa iniziativa: “L’idea mi è venuta sei mesi fa, l’ho presentata al Presidente Mauro Carena e alla Giunta della Comunità Montana ed ho trovato una risposta entusiastica da parte loro. Questo ha fatto sì che assieme si potesse lavorare per questo progetto unico nel suo genere che da un lato rappresenta un forte impulso alla cura e alla valorizzazione delle nostre montagne e dall’altro assume un grandissimo valore simbolico. La vigna che abbiamo intenzione di recuperare diventerà la più alta vigna d’Europa a bacche rosse e porterà il nome della nostra Comunità Montana e del Comune di Exilles in giro per il mondo”.

“Crediamo fortemente nelle attività di recupero dell’agricoltura tradizionale”, aggiunge il Presidente Mauro Carena: “Nei nostri prodotti tipici c’è l’orgoglio di un territorio unico, che si presenterà all’appuntamento delle Olimpiadi con un grande valore aggiunto rispetto a tutte le precedenti sedi dei Giochi: una cultura, una storia e una tradizione che costituiscono valori che noi, come Ente, dobbiamo promuovere e recuperare”.

Ma in cosa consiste il progetto “Mille viti a mille metri”? La Comunità Montana Alta Valle Susa, nell’ambito dei suoi interventi in campo agricolo, ha deciso di recuperare a scopo didattico e per fini di ricerca un vigneto in quoto a precisamente a 1000 metri sul livello del mare in località Deveis nel Comune di Exilles sulla strada per San Colombano. Attualmente in quell’area esiste una vigna che sta pian piano morendo: l’obiettivo del progetto è non solo recuperarla, salvando una vigna simbolo del territorio, ma anche riorganizzare la vigna mediante il reimpianto, razionalizzare le tecniche colturali e dei trattamenti fitosanitari, migliorare la qualità delle uve e della qualità dei vini: il tutto andando altresì ad aumentare le particelle da coltivare per arrivare ad una superficie di settemila metri da destinare a viticoltura eroica.

In questa superficie andranno così ad essere impiantate le antiche varietà di vitigni tipici come l’Avanà ed il Becouet, vitigni originali francesi portati in valle dai monaci. L’assessore Olivero Pistoletto nel presentare il progetto comunica un primo grosso successo: “L’intervento si articola in due anni e abbiamo avuto la conferma che è stato inserito nel programma della Provincia di Torino per il 2005. Una notizia che conferma la bontà della nostra iniziativa e che ci fa ben sperare nella riuscita del progetto”.

In quest’anno è stata individuata l’area con l’ausilio dei tecnici della Comunità Montana Alta Valle Susa e dell’azienda agricola Clarea. Si procederà ora ad acquisire le particelle ed eventualmente ad acquistare i diritti di reimpianto. Si andrà poi a redigere il progetto per l’impianto: complessivamente un intervento da 5.500 euro. Ben più consistente l’intervento previsto nel 2006 per complessivi 34.500 euro: si procederà all’acquisto dei diritti di reimpianto su 6000 metri e si andranno a costruire le strutture, i muretti a secco, le recinzioni e si andrà ad impiantare il vigneto. Nelle intenzioni degli amministratori c’è anche la volontà di capire quali siano stati storicamente i risultati raggiunti nella qualità del vino prodotto a quelle quote e con quelle viti. Il progetto è quindi partito e le mille viti a mille metri da sogno stanno diventando una concreta realtà.
"IL VINO DEL GHIACCIO" DELL'ALTA VALLE SUSA "IL VINO DEL GHIACCIO" DELL'ALTA VALLE SUSA
A febbraio 2006, proprio nel cuore del periodo olimpico, con una spettacolare vendemmia tra i filari innevati prenderà avvio il progetto della Comunità Montana Alta Valle Susa “Il vino del ghiaccio”. Il progetto è stato presentato dal Presidente Mauro Carena e da Maria Luisa Alberico, Direttore della rivista Donna Sommelier Europa, partner della Comunità in questo progetto, domenica 30 ottobre al Salone del Vino del Lingotto a Torino, fiera internazionale per produttori e professionisti del settore enologico provenienti da tutto il mondo, destando notevole interesse da parte di addetti ai lavori, ma anche del numeroso pubblico di appassionati che ha assistito alla presentazione. L’Alta Valle Susa si inserisce infatti con questa sperimentazione tra le esclusive aree del mondo nelle quali sono prodotti i “Vini del ghiaccio”, o Eisweine, nella corrente dizione tedesca con la quale questa tipologia di prodotti è conosciuta a livello internazionale. La Comunità Montana Alta Valle Susa in collaborazione con Donna Sommelier Europa, produrrà infatti a Chiomonte, sede naturale e storica dove sono collocate le vigne più alte del Piemonte, un vino del tutto unico e non prodotto altrove in Piemonte: il “Vino del ghiaccio”, appunto, così chiamato per il particolare procedimento produttivo, che prevede una vendemmia tardiva, lasciando i grappoli sul tralcio fino all’inverno. In questo modo essi subiscono una drastica diminuzione, si riducono perdendo buona parte del proprio peso, concentrando però gli aromi e dando luogo a trasformazioni enzimatiche uniche, con un risultato di profumi e sapori del tutto particolare. Si ottiene un vino denso, quasi viscoso, dal colore intenso e dalla profumazione ricchissima e in molti casi totalmente diverso rispetto agli aromi normali delle uve di provenienza.
Sono poche le aree del mondo in cui, per condizioni metrologiche e ambientali sono possibili raccolte così avanzate e la viticoltura della Valle potrà così vantare grazie a questo progetto della Comunità Montana a Chiomonte, Comune con gli impianti vitati più alti del Piemonte, la propria esclusiva collocazione tra i paesi che nel mondo producono Eiswein. Attualmente in Europa gli Eiswein sono infatti presenti nella zona del Burgerland austriaco e in Germania, dove a fine Settecento furono tentati i primi esperimenti in tal senso.
L’Avanà, vino autoctono da tempo immemorabile coltivato in Valle, si affiancherà così ai grandi Riesling Seyval Blanc, al Pinot canadese, al Cabernet Franc e al Vidal Blanc. A questi si aggiungono, per l’area austro-tedesca il Gewurztraminer e l’Ehrenfelser. Alcuni filari dei vigneti di Avanà della Cooperativa Clarea di Chiomonte, che produrrà il “Vino del Ghiaccio” presso la Cantina “La Maddalena” per la Comunità Montana, sono infatti stati lasciati sui tralci dopo l’ultima vendemmia, e sono stati riparati con delle reti che proteggeranno i grappoli fino a febbraio, quando si vendemmierà.
«Andremo a produrre questo vino proprio nel cuore del periodo olimpico, momento molto importante per il nostro territorio», ha spiegato il Presidente della Comunità Montana Mauro Carena. «Non si tratta semplicemente della ricerca di un prodotto particolare e unico, quale sicuramente questo vino sarà, per abbinarlo ad un evento come le Olimpiadi, ma di un’occasione per riflettere, per raccontare a tutto il mondo che avrà gli occhi puntati sulle nostre montagne che da noi esiste la possibilità di praticare sport a livelli di eccellenza, che c’è un turismo di grande qualità, ma che noi, e lo dico con orgoglio, abbiamo anche tanto altro, e cioè un patrimonio di cultura, storia, enogastronomia, paesi caratteristici e paesaggi bellissimi, resi unici dagli uomini e dalle donne che vi hanno lavorato».
In questa direzione va quindi l’intenzione di questo progetto e delle numerose iniziative di rilancio e promozione delle produzioni tipiche della Comunità Montana: «Bisogna puntare sull’innovazione, e sicuramente si tratta di una sperimentaz


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